Sono Matteo Alborghetti nato a Ponte San Pietro il 22 Agosto 1994

Gli anni della fanciullezza sono stati i migliori anni della mia vita.

Dal ’94 al 2006 venivo accettato dai bambini per quello che ero, curioso e fantasioso.

La nonna materna tuttavia voleva più bene a mia sorella, ricordo che le dava soldi di nascosto mentre con me fingeva di non averli dati a nessuno.

Ricordo le vacanze con la famiglia in grecia dove nel ’97 scoprivo il mondo con fascino e stupore

A formentera, egitto, sardegna, baleari, caraibi.

Andavo in montagna tutte le settimane, nel weekend, a sciare, c’era un rapporto fatto d’innocenza e divertimento, con mia sorella ci son stati quasi da subito contrasti quando volevo giocare e lei mi sbatteva forte la porta di camera sua sul dito del piede facendomi male, la colpa è sempre la mia.

Alle elementari sono stato un po’ con una bambina, ricordo che mi feci male tuffandomi in piscina e non ho potuto presentarmi al suo compleanno. quel giorno sentii che tra di noi fosse finita, non capivo il motivo, non veniva da me.

Ero il miglior attore della scuola e mi volevan tutti anche se c’era qualche bullo che mi faceva paura.

Entrato alle medie tutti erano innamorati di una bambina, in gita, giocavamo al gioco della bottiglia, la volevo molto, ma poi finì con un altro che forse non ci giocò nemmeno, e poi ho dormito male quella notte in rifugio.

Andavamo da lei e le suonavamo il campanello per poi scappar via o i più coraggiosi, per sentirsi grandi, inveivano dal giardino aspettando che uscisse sul terrazzo.

Continuavo a fare l’attore di teatro, poi, nell’estate del 2007, hanno iniziato i più grandi a prendermi in giro, nessuno mi difese.

Mi addittarono nomignoli e io iniziai a dover valutare l’eventualità che fosse vero ciò che stessero dicendo, ogni volta che mi prendevano in giro, dovevo rispondere che non era così, che non ero ciò che loro dicevano che fossi, tutti si divertivano, io iniziavo ad essere solo.

Al campo estivo i bambini iniziano ad essere adolescenti, mi ricordo sotto la tenda sono stato cacciato da un ragazzino, e poi, a letto, qualcuno mi fece un torto, e io, arrabbiato, lo dissi al Don, che diede la colpa a me piuttosto di darla a quel che fece il torto, mi fece pulire l’ingresso, con la scopa, di notte.

Entrato alle superiori con buona fede che le cose potessero cambiare, sono stato quasi subito preso di mira,

sono stati anni durissimi quelli delle superiori, ero convinto, che una volta uscito, sarebbe stato meglio, non mi son fatto bocciare, ero già consapevole che non sarebbe cambiato niente comunque.

Cercavo qualcuno che mi amasse e che vedesse le cose con i miei stessi occhi, i grandi mi facevano paura, pensavo che gli intelligenti fossero empatici come me ma mi sbagliavo, gli artisti erano falsi, i reietti ossessionati e i normali, muti.

Vedevo il formarsi dei primi amori, ma nessuno voleva stare con me.

Le uniche occasioni venivano per caso e svanivano l’istante dopo.

A volte marinavo la scuola, andavo in giro e vedevo ragazzini molto sicuri di sè, avevo paura di loro.

Stavo con un gruppo di un paese distante fuori scuola, mi sembravano amici veri.

Le donne di quel gruppo si mettevano insieme e poi si lasciavano con gli uomini di quel gruppo.

Uscivo anche con due femmine e un maschio.

Una di quelle, voleva baciarmi ma mi sembrava strano, convinto che anche se non l’avessi fatto lei mi avrebbe dato un’altra possibilità.

A capodanno finii a letto con lei ma presto s’annoiò, andò da quello che consideravo il mio migliore amico dell’epoca.

Da lì capii che quel modo di fare non mi rappresentava.

Quella notte ero più grande degli adulti.

Mio padre mi fece capire che il mondo (per suo piacere) gira in questo modo.

Lasciai quel gruppo finii con quello del mio paese natale.

Gli sfigati mi sputavano in faccia, i capodanni proseguivano e io trovavo sempre meno similitudini con gli altri.

A volte mi arrabbiavo di frustrazione.

L’università era un’altra speranza.

Ero inseparabile con una ragazza della mia città, una volta in discoteca fu felicissima di vedermi ma non c’era feeling, almeno, quello che gli altri considerano che sia il feeling è l’erezione prima di tutto.

Io credevo che non fosse così, senza poterlo spiegare a parole, anche prima di poterlo spiegare, c’erano comunque i sentimenti, e il mio spirito a parlare per me, ma nessuno mi è mai stato vicino e nessuno la pensava come me per percorrere quel modo di pensiero. il mio spirito è stato semplicemente ignorato come se non esistesse.

La ragazza ora si è sposata con l’altro.

Ce ne sono tanti di episodi come questo in cui mi viene fatto un danno e loro ricevono i frutti.

La filosofia di vita di tutti è quella di non fare mai come faccio io, preferire il torto alla ragione per stare in una società malata in cui in pochi devono sorreggere le colpe di tutti gli altri.

ne è da evidenza il fatto che sia l’unico a chieder sempre scusa e non ricevere mai un grazie.

Ogni volta che ho voglia di fare qualcosa gli altri sono occupati in qualcos’altro, fino all’estremo in cui mi presento in qualche hotel a Lourdes e le stanze sono sempre tutte piene. Allora è vero che percepiscono il mio spirito, ma giurerebbero che non sia così, solo per farmi del male.

Sento gente bestemmiare di continuo la parola di Dio, e sono contenti se bestemmio anch’io.

Questo mondo è governato da Satana che vuole la morte degli onesti e loro tutti ne sono coinvolti inermi.

il ’19 per me è stato un anno molto difficile.

Rientravo da un anno in cui mi ero convinto che le cose dovessero cambiare per forza, e sono stato disilluso.

e allora il ’19 doveva essere diverso.

All’università ormai ero solo, sono andato in Erasmus e le cose non son cambiate.

M’innamoravo continuamente solo per essere rifiutato immediatamente, il dolore che ho provato per tutta la vita è un qualcosa che agli altri fa piacere.

Sono tornato e mi son chiuso in stanza dove la buona fede non ha servito, pure in famiglia, si valora chi si conforma alla gente malata ei sani vengono da loro chiamati malati.

mi han sbattuto in ospedale, ho sofferto tantissimo, mi han tenuto represso per sette anni da droghe indicibili e disumane.

Mi han spogliato dei miei sogni e mi han proposto una vita falsa.

Credo che l’amore che cerco non ci sia tra le genti e anche se ci fosse, sarebbe un falso.

La mia buona volontà è stata da loro barattata per un peccato comune che li condannerà.

Oggi la gente inneggia a Gesù ma bestemmiano ignorando che il mondo in cui viviamo non è quello voluto dal Signore.

L’amore e il sano desiderio di costruirmi una vita persistono, ma la falsità di ognuno di voi è così falsa da non permettermi altra scelta che abbandonare ogni mio desiderio e consegnarmi nelle mani di Gesù.

e spero che questo sacrificio faccia ravvedere in tanti.

Sia chiaro, non voglio rinunciare a tutto ma non vedo altra scelta. Sono pronto a qualsiasi cosa mi verrà richiesto in Suo nome.

Matteo Alborghetti 05/11/’26. Gromlongo.